Il Papa ai ragazzi, ai genitori e agli educatori, insieme contro bullismo:

Il Papa ai cresimandi, genitori ed educatori sul bullismo:
 
 
b. In riferimento al punto precedente, ricordo che una volta in una scuola c’era un alunno che era un fenomeno a giocare a calcio e un disastro nella condotta in classe. Una regola che gli avevano dato era che se non si comportava bene doveva lasciare il calcio, che gli piaceva tanto!
 
Dato che continuò a comportarsi male rimase due mesi senza giocare, e questo peggiorò le cose. Stare attenti quando si punisce: quel ragazzo peggiorò. E’ vero, l’ho conosciuto, questo ragazzo.
 
Un giorno l’allenatore parlò con la direttrice, e spiegò: “La cosa non va! Lasciami provare”, disse alla direttrice, e le chiese che il ragazzo potesse riprendere a giocare. “Proviamo”, disse la signora. E l’allenatore lo mise come capitano della squadra.
 
Allora quel bambino, quel ragazzo si sentì considerato, sentì che poteva dare il meglio di sé e cominciò non solo a comportarsi meglio, ma a migliorare tutto il rendimento.
 
Questo mi sembra molto importante nell’educazione. Molto importante. Tra i nostri studenti ce ne sono alcuni che sono portati per lo sport e non tanto per le scienze e altri riescono meglio nell’arte piuttosto che nella matematica e altri nella filosofia più che nello sport. Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre.
 
E lì si dà quel fenomeno pedagogico che si chiama transfert: facendo bene e piacevolmente una cosa, il beneficio si trasferisce all’altra.
 
Cercare dove do più responsabilità, dove più gli piace, e lui andrà bene. E sempre va bene stimolarli, ma i bambini hanno anche bisogno di divertirsi e di dormire. Educare soltanto, senza lo spazio della gratuità non va bene.
 
E finisco con questa cosa. C’è un fenomeno brutto in questi tempi, che mi preoccupa, nell’educazione: il bullying. Per favore, state attenti. [grande applauso]
 
E adesso domando a voi, cresimandi.
In silenzio, ascoltatemi. In silenzio.
Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna del quale o della quale voi vi fate beffa, che voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per quest’altro?
 
Pensateci. E a voi piace fargli provare vergogna e anche picchiarli per questo?
 
Pensateci. Questo si chiama bullying. Per favore… [accenno di applauso] No, no! Ancora non ho finito.
 
Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di non fare mai questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?
 
Ragazzi:
 
Sì! [applauso grande]
 
Papa Francesco:
 
Mi promettete: mai, mai prendere in giro, fare beffa, un compagno di scuola, di quartiere… Promettete questo, oggi?
 
Ragazzi:
 
Sì!
 
Papa Francesco:
 
Il Papa non è contento della risposta… Promettete questo?
 
Ragazzi:
 
[fortissimo] Sì!
 
Papa Francesco:
 
Bene. Questo “sì” lo avete detto al Papa. Ora, in silenzio, pensate che cosa brutta è questa, e pensate se siete capaci di prometterlo a Gesù. Promettete a Gesù di non fare mai questo bullying?
 
Ragazzi:
 
Sì!
 
Papa Francesco:
 
A Gesù…
 
Ragazzi:
 
[forte] S!!
 
Papa Francesco:
 
Grazie. E che il Signore vi benedica!
 
Complimenti a voi [i ragazzi che hanno fatto le coreografie nel campo]: siete stati bravi!
 
Preghiamo insieme: “Padre Nostro…”
 
[Benedizione]
 
Papa Francesco:
 
Per favore, vi chiedo di pregare per me. E prima di andarmene, una domanda: con chi dobbiamo parlare di più, a casa?
 
Ragazzi:
 
Con i nonni!
 
Papa Francesco:
 
Bravi! E voi, genitori, cosa dovete fare con i vostri figli un po’ di più?
 
Genitori:
 
Giocare!
 
Papa Francesco:
 
Giocare.
E voi educatori, come dovete portare avanti l’educazione, con quale linguaggio? Con quello della testa, con quello del cuore e con quello delle mani!
 
Grazie e arrivederci!
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